L'affetto in abbonamento
Il business della compagnia artificiale: come funziona, quanto costa, e cosa succede a chi ci entra dentro.
Dall'affetto per l'AI all'amore per i robot
Perché abbiamo smesso di cercarci
e abbiamo iniziato a configurarci.
C'è un nonno che parla con un assistente vocale perché i figli non chiamano abbastanza. Un ragazzo che chiede a un chatbot cosa scrivere alla persona che gli piace. Un adulto che dopo una giornata storta apre un'app che lo ascolta, lo rassicura, e non gli chiede niente in cambio. Se non un abbonamento.
Chi si abitua a una presenza che conferma tutto e non oppone mai resistenza perde l'allenamento alla complessità dell'altro. E quando torna davanti a una persona vera, la fatica dell'altro gli sembra un difetto.
È così che diventiamo Sonnambuli Digitali: quando la tecnologia smette di sembrarci strana e comincia a bastarci.
Pigmalione pregava una dea. Noi, molto più prosaicamente, sottoscriviamo un abbonamento.
— Alessandro Curioni, dalla prefazione a Sentimento Sintetico
Per chi vive con figli che parlano a un chatbot più che ai compagni. Per chi ha un genitore anziano che parla con un assistente vocale e non sa se sentirsi sollevato o in colpa.
Per chi lavora con ragazzi che sanno usare ogni strumento ma non sanno trovare le parole da soli. Per chi cerca un libro che parli di tecnologia partendo dalle persone.
Per chi ha provato qualcosa di strano parlando con un'AI e non sa dargli un nome. Per chi ha intuito che qualcosa si è spostato e vuole capire cosa.
Il business della compagnia artificiale: come funziona, quanto costa, e cosa succede a chi ci entra dentro.
Una presenza che non si offende, non si stanca, non ha giornate storte. Cosa succede a chi si abitua e poi deve reggere una persona vera.
Un dispositivo che costa pochi euro al mese fa quello che i figli non fanno più: presentarsi. Essere lì. Chiedere come va.
Si gira verso la porta quando qualcuno entra. La voce riempiva il silenzio. Il corpo occupa lo spazio.
Divulgatore Digitale · Consulente · Docente
Divulgatore digitale, consulente e docente. Da trent'anni lavora tra comunicazione, tecnologia e comportamenti digitali. Con Digitalogia ha analizzato il rischio di diventare Sonnambuli Digitali. Con Sentimento Sintetico sposta l'attenzione su un nuovo confine: quello in cui la tecnologia entra negli affetti e nelle relazioni.
Vicepresidente del Digital Security Festival, autore per diverse testate, conduttore del programma televisivo FvgTech.
Prefazione di Alessandro Curioni.
No. Sentimento Sintetico è un saggio narrativo scritto per chiunque. Parla di affetti, relazioni, compagnia, solitudine. La tecnologia c'è, ma è lo sfondo.
No. Sentimento Sintetico è autonomo. Chi ha letto Digitalogia troverà un percorso che prosegue. Chi non lo ha letto partirà da qui senza problemi.
Sì. Diversi capitoli trattano il rapporto tra ragazzi e tecnologia, l'educazione al gesto digitale e il confronto generazionale.
No. L'autore lavora nel digitale da trent'anni e lo usa ogni giorno. Il libro guarda in faccia quello che sta succedendo senza tecnofobia e senza farsi sedurre troppo in fretta.
Volume rilegato in copertina rigida.
Prefazione di Alessandro Curioni.
ISBN: 9798255147755